post 3

27 12 2007

E dunque necessario? Cercare di capire se è giusto ciò che si fa e dove si va. Tanto non immagino cosa ci possa essere di meglio di quello che si è scelto, la vita in fondo è governata dal caso, una legge incontrollabile che livella le scelte. Quindi cambiavo la via secondo il rumore dei miei passi, la direzione era quella dove le suole sbattevano con suono più ottuso. Non cercavo un senso, lo facevo e basta. Avvicinarsi lento al futuro è un’inattesa verità che non sono mai riuscito ad accettare, il presente scivola via, il passato è rassicurante. Ma lascia quel senso di inespresso, non realizzato. E’ frustrante vi dico. Per cui camminavo senza pentimento verso quel luogo sconosciuto che mi attendeva.

L’attesa è induzione, vago sforzo che vale una scommessa quasi sempre persa. E si scendeva ripidi verso l’imbrunire.

Il percorso diventava vagamente roccioso per poi divenire una parete quasi verticale, finalmente ostacoli ad un incedere noioso e ripetitivo. Salvezza per uno spirito stanco. Ancora il sole illuminava giallo il mio percorso ma ero insofferente alla luce. Non aspettavo altro che sparisse lasciando ombre confuse, poter scavare e trovare le ultime forze per correre e saltare, rischiare la vita per sentire di possederne almeno una. La semplice quotidianità affoga l’animo in frustrazione e rabbia contro banalità che si rincorrono, e io ero stanco. Stanco ma ancora troppo sicuro di me e dalla mia capacità di fronteggiare gli eventi.





Ero solo stanco…

18 12 2007




Senti anche tu il profumo dei suoi capelli?

15 12 2007
Vanessa Beecroft

Vanessa Beecroft

Estate (Cesare Pavese)
C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Cosí trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.




Post 2

12 12 2007

Intorno vedevo solo rocce e respiravo, disinteressato. Sapete il problema dell’universo? E’ la sua stessa esistenza ad essere patetica, quasi insignificante perché dipende da una contingenza, da ciò che è il più effimero evento: la mia esistenza.

E’ chiaro che tutto il cosmo ha unica origine in me. Così pensavo trascinando un peso che esisteva solo perché lo sentivo, guardando un sole che illuminava solo perché io riconosco la luce.

Togliendo il mio Io da quel luogo desolato il luogo non sarebbe mai esistito, non fossi nato nemmeno il cosmo sarebbe stato. Sapete che anche voi dipendete strettamente da me? Sissignore credetemi quando vi parlo, io non ho ragione di mentire. La mia menzogna sarebbe una verità nel caso io ne fossi convinto.

Non posso negare che esista la possibilità che la cosa sia reciproca, che voi possiate dire la stessa cosa su di me. Ma ciò cade nel mio totale disinteresse, siete voi a dovervene preoccupare se avete tempo da spendere in giuochi inutili per il mio vivere.

L’unico vero problema rimasto è, allora, perché non sono in grado di controllare il mio Io e quindi il cosmo intorno a me che si crea nell’atto della percezione? Questa è un’evidenza che non accetto, tramuterei questo inospitale sentiero in ciò che mi renderebbe felice, o potrei essere felice trovando ospitale questo stesso sentiero, ma son costretto a continuare a camminare. Cercando eventi nel mio domani.





Post 1

11 12 2007

illegittimo è questo, sissignore, dicevo. Come andavo? forse lento e pesante, affannoso. La fatica in fondo passa, se non tieni conto del tempo che ti insegue. Ma fingevo di stare eretto, diritto sicuro della strada.

Ma è illegittimo dicevo! sognavo un posto migliore dove precipitare, un ego migliore con cui avere a che fare ma stavo zitto e non mi lamentavo, è scortese disturbare. Tristemente portato al disarmo, mi muovevo secco cercando la truffa, l’imbroglio permanente, in modo che non mi rendessi conto che stavo sprecando forze. Ma sognavo spesso.

Il sogno è una perturbazione della realtà che diventa realtà stessa e dimostra la nostra assoluta inaccessibilità alla conoscenza: è infatti vero fino al risveglio, svanisce in pochi minuti ne è ignota la durata. Chissà, magari pure voi aspettate il risveglio per dimenticarvi l’attuale attimo contingente. Sicuramente non conoscete la realtà effettiva.

E camminavo in silenzio ascoltando i passi che retoricamente si inseguivano, ipocrite prevedibili tracce del passato che non scompare. Triste evento verso il domani.





Ciao mondo!!

10 12 2007

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