era da un po’ che non guardavo i tramonti

2 08 2008

Gradiente lento e immobile. Non ho parole se non vaghi pensieri schiacciati.

Sento il peso del vuoto.

in questi ultimi giorni ho fatto forse un errore, mi sono sopravvalutato come al solito e non ho fatto i conti con la mia dipendenza dalla materia. Là dove la vita è una parola senza senso, l’anima un sogno per gli sciocchi e l’universo una gabbia infinita ci crediamo capaci di affrontare il tempo e lo spazio solo grazie a una nostra supposta esistenza metafisica. E intanto navighiamo nella merda e beviamo delle nostre urine.





Sentir il sole nascere

27 05 2008

Era un rumore acuto di uccelli lagnosi, che si disinteressava alla mia vita. Remake poco ispirato del ieri, anticipazione banale del domani, ignorante delle mie illusioni di una quotidianità mai ferma e in evoluzione.

Com’è stato poco saggio il mio credere di sapere, di conoscere, di aver compreso, il solo pensare che sentire il sole nascere significhi che il sole nascerà.





E’ difficile riuscire a comunicare anche le cose più semplici

5 05 2008

Quando mai mi si è visto criptico? Perchè mi si definisce complesso?

Immaginate quanto piccoli noi siamo nella nostra incapacità di costruire il nostro io esteriore.

Si sbaglia sempre, si cerca di fare tutto per il meglio ma i dettagli sfuggono di mano e ci si ritrova a essere qualcun altro.

Si vuol comunicare quel pezzo di vita che sta a cuore e si finisce in un labirinto di parole che servono solo a stimolare la fantasia altrui nel riempire i buchi lasciati qua e là dalla naturale incompletezza della sintassi.

O per distrazione o mancanza di occasioni si dimenticano i dettagli più importanti.

E si finisce per essere qualcun altro che non si pensava.

E io giuro che non pensavo di essere quello che voi conoscete.

Strano paradosso della realtà che non è verità.





Chiedere del luogo lì dove la vita precipita

28 02 2008

Il problema nasce nella noia, nella apatia. La pigrizia di fare quel qualcosa in più del necessario senza un fine. Le energie sono poche e vanno sapute investire. Io non ne ho mai sprecato troppe, e non ho più molta voglia di imparare a farlo ora. Per cui aspetto che gli eventi arrivino. Dopotutto me lo sono meritato, sono sopravvissuto fino ad oggi, non è poi stato semplice. Forse mi hanno sopravvissuto, ma non è questo l’importante, perché la fatica sta nel sopportare. In fondo son contento, azzarderei felice se ne sapessi una definizione. Ci si può permettere di andare all’ISIS e pretend to be the “solito italiano” ritardatario funny e charming. Ma che cazzo di gente avete conosciuto voi? “In nuova zelanda i ragazzi non si siederebbero così vicini” ” nemmeno in francia” “allora vi parlate col megafono e aspettate che la risposta arrivi con raccomandata con ricevuta di ritorno?”. E il tutto mentre ci si guadagna il rispetto per aver bevuto un cocktail di rum tabasco sidro yoghurt e multivitaminico che al governo ne ho bevuti di molto peggio e li ho pure dovuti pagare. Mentre intorno i bambini giocavano ad essere adulti, irresponsabili e disinibiti e le bambine a far gratis cose per cui, nei quartieri dove il sole del buon dio non da i suoi raggi, donne ci si guadagnano il pane.

Il tutto aspettando il 7 e dovendo rifare tutti i grafici e non sapendo come! gnuplot ti ho amato, ora sei la mia disgrazia.





Post 5

10 02 2008

Esiste un perchè del roteare insensato intorno a quel punto che vedi lontano. Mi ricordo solo come ci si sentiva felici prima di scoprire come tutto deve andare. La torre di guardia crolla, salvate ciò che avete che non troveremo più dei mattoni ordinati a proteggere il nostro essere vuoti. Tutto sfugge inesorabilmente verso un momento lontano, un ricordo da rimuovere e io non mi trovo più la voglia di sapere dove si va. Posso stare fermo? Dammi una risposta chiedo conferme trovo silenzio e fastidio grattami la schiena sento i muscoli contrarsi fuori dalla volontà e dalla logica controllo calma grigiore patetico.

Perchè l’ho fatto e lo farò? mentre tutto scivola troppo reale.

Tardi e non ho colpa.





Post 4

24 01 2008

Ci si chiede cos’è l’universo. Come definirlo? E’ il luogo in cui tutto avviene? ma cosa avviene?

Ci si guarda intorno e si è schiacciati in un piccolo angolo costruito dalla somma di vista e udito, intorno che capita? Latrati di cani, umori che cambiano, persone che nascono e morti che putrono al sole. Accade veramente senza che voi ve ne accorgiate. E allora cosa posso dire di sapere io dell’universo, di me e di voi? Non so nemmeno quando sarà il mio umore a cambiare quando sarò io a latrare, non ho saputo quando sono nato e non mi saprò putrescente al suolo.

E voi cosa sapete di me? Brevi collage di momenti, conversazioni, esperienze che non descrivono una persona, una vita ma un suo angolo, il vostro angolo. E io morirò e voi non lo saprete, perchè per voi sarà morto solo l’angolo che conoscevate, triste solare allegro depresso, a ciascuno il suo. Mentre il cosmo lento si muove nell’incoscienza delle nostre vite.





post 3

27 12 2007

E dunque necessario? Cercare di capire se è giusto ciò che si fa e dove si va. Tanto non immagino cosa ci possa essere di meglio di quello che si è scelto, la vita in fondo è governata dal caso, una legge incontrollabile che livella le scelte. Quindi cambiavo la via secondo il rumore dei miei passi, la direzione era quella dove le suole sbattevano con suono più ottuso. Non cercavo un senso, lo facevo e basta. Avvicinarsi lento al futuro è un’inattesa verità che non sono mai riuscito ad accettare, il presente scivola via, il passato è rassicurante. Ma lascia quel senso di inespresso, non realizzato. E’ frustrante vi dico. Per cui camminavo senza pentimento verso quel luogo sconosciuto che mi attendeva.

L’attesa è induzione, vago sforzo che vale una scommessa quasi sempre persa. E si scendeva ripidi verso l’imbrunire.

Il percorso diventava vagamente roccioso per poi divenire una parete quasi verticale, finalmente ostacoli ad un incedere noioso e ripetitivo. Salvezza per uno spirito stanco. Ancora il sole illuminava giallo il mio percorso ma ero insofferente alla luce. Non aspettavo altro che sparisse lasciando ombre confuse, poter scavare e trovare le ultime forze per correre e saltare, rischiare la vita per sentire di possederne almeno una. La semplice quotidianità affoga l’animo in frustrazione e rabbia contro banalità che si rincorrono, e io ero stanco. Stanco ma ancora troppo sicuro di me e dalla mia capacità di fronteggiare gli eventi.





Post 2

12 12 2007

Intorno vedevo solo rocce e respiravo, disinteressato. Sapete il problema dell’universo? E’ la sua stessa esistenza ad essere patetica, quasi insignificante perché dipende da una contingenza, da ciò che è il più effimero evento: la mia esistenza.

E’ chiaro che tutto il cosmo ha unica origine in me. Così pensavo trascinando un peso che esisteva solo perché lo sentivo, guardando un sole che illuminava solo perché io riconosco la luce.

Togliendo il mio Io da quel luogo desolato il luogo non sarebbe mai esistito, non fossi nato nemmeno il cosmo sarebbe stato. Sapete che anche voi dipendete strettamente da me? Sissignore credetemi quando vi parlo, io non ho ragione di mentire. La mia menzogna sarebbe una verità nel caso io ne fossi convinto.

Non posso negare che esista la possibilità che la cosa sia reciproca, che voi possiate dire la stessa cosa su di me. Ma ciò cade nel mio totale disinteresse, siete voi a dovervene preoccupare se avete tempo da spendere in giuochi inutili per il mio vivere.

L’unico vero problema rimasto è, allora, perché non sono in grado di controllare il mio Io e quindi il cosmo intorno a me che si crea nell’atto della percezione? Questa è un’evidenza che non accetto, tramuterei questo inospitale sentiero in ciò che mi renderebbe felice, o potrei essere felice trovando ospitale questo stesso sentiero, ma son costretto a continuare a camminare. Cercando eventi nel mio domani.





Post 1

11 12 2007

illegittimo è questo, sissignore, dicevo. Come andavo? forse lento e pesante, affannoso. La fatica in fondo passa, se non tieni conto del tempo che ti insegue. Ma fingevo di stare eretto, diritto sicuro della strada.

Ma è illegittimo dicevo! sognavo un posto migliore dove precipitare, un ego migliore con cui avere a che fare ma stavo zitto e non mi lamentavo, è scortese disturbare. Tristemente portato al disarmo, mi muovevo secco cercando la truffa, l’imbroglio permanente, in modo che non mi rendessi conto che stavo sprecando forze. Ma sognavo spesso.

Il sogno è una perturbazione della realtà che diventa realtà stessa e dimostra la nostra assoluta inaccessibilità alla conoscenza: è infatti vero fino al risveglio, svanisce in pochi minuti ne è ignota la durata. Chissà, magari pure voi aspettate il risveglio per dimenticarvi l’attuale attimo contingente. Sicuramente non conoscete la realtà effettiva.

E camminavo in silenzio ascoltando i passi che retoricamente si inseguivano, ipocrite prevedibili tracce del passato che non scompare. Triste evento verso il domani.