Era domenica mattina. Avete mai notato la strada che scappa dal paese e scende verso la pianura. Le curve sono strette e false, e corrono rapide tra il cimitero e qualche allevamento di bovini e cavalli. L’asfalto è vecchio, rovinato, si balla incerti sulle sospensioni se si decide di scendere laggiù, il volante vibra ferocemente e i freni lavorano duro, e nessuno può capire perché ho scelto una strada troppo spesso inutilmente battuta.
E’ difficile vedere il motivo e nulla sembra valere la certezza del fallimento. Eppure bisogna decidere di prendersi dei rischi e io sorrido e vado via. Volendo si arriva ovunque o non si arriva da nessuna parte ma anche solo il tragitto vale la pena, incerto crea un momentaneo senso.
E la domenica è giorno di riti. Ci si sveglia tardi, c’è la messa precettata pena la dannazione eterna, e il pranzo di famiglia, e tutto il calcio minuto per minuto il pomeriggio. E l’abitudine a gesti logori, svuotati di senso, consumano la strada. Per la speranza di un vita migliore o semplicemente diversa, nuova, che possa regalare nuove emozioni, ci si incammina verso la pianura. E scappavo senza dire addii. Tanto ci tornerò prima o poi lassù, a conficcare, in una domenica autunnale, le mie ossa spoglie su un terreno da poter chiamare casa. Ormai stanco di deludenti novità che ricreeranno nuove abitudini da sfuggire cercherò tranquillità lassù, risalendo le curve false dove la rassegnazione verrà spacciata per felicità.
canzone misteriosamente apprezzabile (visto che ho scoperto essere colonna sonora di O.C.) video penosamente orrido!


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