Intorno vedevo solo rocce e respiravo, disinteressato. Sapete il problema dell’universo? E’ la sua stessa esistenza ad essere patetica, quasi insignificante perché dipende da una contingenza, da ciò che è il più effimero evento: la mia esistenza.
E’ chiaro che tutto il cosmo ha unica origine in me. Così pensavo trascinando un peso che esisteva solo perché lo sentivo, guardando un sole che illuminava solo perché io riconosco la luce.
Togliendo il mio Io da quel luogo desolato il luogo non sarebbe mai esistito, non fossi nato nemmeno il cosmo sarebbe stato. Sapete che anche voi dipendete strettamente da me? Sissignore credetemi quando vi parlo, io non ho ragione di mentire. La mia menzogna sarebbe una verità nel caso io ne fossi convinto.
Non posso negare che esista la possibilità che la cosa sia reciproca, che voi possiate dire la stessa cosa su di me. Ma ciò cade nel mio totale disinteresse, siete voi a dovervene preoccupare se avete tempo da spendere in giuochi inutili per il mio vivere.
L’unico vero problema rimasto è, allora, perché non sono in grado di controllare il mio Io e quindi il cosmo intorno a me che si crea nell’atto della percezione? Questa è un’evidenza che non accetto, tramuterei questo inospitale sentiero in ciò che mi renderebbe felice, o potrei essere felice trovando ospitale questo stesso sentiero, ma son costretto a continuare a camminare. Cercando eventi nel mio domani.
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