Era domenica mattina

19 10 2008

Era domenica mattina. Avete mai notato la strada che scappa dal paese e scende verso la pianura. Le curve sono strette e false, e corrono rapide tra il cimitero e qualche allevamento di bovini e cavalli. L’asfalto è vecchio, rovinato, si balla incerti sulle sospensioni se si decide di scendere laggiù, il volante vibra ferocemente e i freni lavorano duro, e nessuno può capire perché ho scelto una strada troppo spesso inutilmente battuta.

E’ difficile vedere il motivo e nulla sembra valere la certezza del fallimento. Eppure bisogna decidere di prendersi dei rischi e io sorrido e vado via. Volendo si arriva ovunque o non si arriva da nessuna parte ma anche solo il tragitto vale la pena, incerto crea un momentaneo senso.

E la domenica è giorno di riti. Ci si sveglia tardi, c’è la messa precettata pena la dannazione eterna, e il pranzo di famiglia, e tutto il calcio minuto per minuto il pomeriggio. E l’abitudine a gesti logori, svuotati di senso, consumano la strada. Per la speranza di un vita migliore o semplicemente diversa, nuova, che possa regalare nuove emozioni, ci si incammina verso la pianura. E scappavo senza dire addii. Tanto ci tornerò prima o poi lassù, a conficcare, in una domenica autunnale, le mie ossa spoglie su un terreno da poter chiamare casa. Ormai stanco di deludenti novità che ricreeranno nuove abitudini da sfuggire cercherò tranquillità lassù, risalendo le curve false dove la rassegnazione verrà spacciata per felicità.

canzone misteriosamente apprezzabile (visto che ho scoperto essere colonna sonora di O.C.) video penosamente orrido!





Come creatura

25 09 2008

Ci si guidica giornalmente in un gioco al massacro che non fa prigionieri. Per vivere ci si muove tra pregiudizi e false convinzioni di cui vestiamo il prossimo. Tutto costruito secondo attimi, sensazioni. Non ci conosceremo mai a vicenda ma continueremo a rapportarci secondo costruzioni mentali che descriveranno gli altri io a partire da nostri schemi e prassi.

Impossibilità della comprensione.

Perchè su queste convinzioni virtuali e inesistenti costruiamo le nostre azioni quotidiane nel nostro vivere sociale. E sbagliamo, recidivamente, ma saremo sempre convinti di essere nel giusto. Perchè abbiamo agito contro l’immagine dell’altro costruita dentro di noi, senza ricordarci che lui è un fuori ignoto.

Continuate pure a credere di conoscere chi vi sta intorno cullandovi della bellezza, della dettagliatezza e delle precisione delle vostre mappe di giudizi con cui vedete il mondo.

E siate felici.





Suggerimenti?

14 09 2008

La caduta nel baratro assume la forma di

Dopo aver predisposto sia la cella che il sistema solvente e registrato iil voltammogramma del fondo, si discioglie in esso l’analita e si degasa per 5 – 10 minuti. si lascia quindi il potenziostato in posizione di circuito aperto e si registra il valore del potenziale a cui tende ad arrivare l’elettrodo lavorante (potenziale termodinamico della soluzione o potenziale di corrente zero). Quello sarà il nostro valore iniziale per i nostri esperimenti di voltammetria ciclica. Dopo aver fissato la velocità di scansione del potenziale si definisce il senso di scansione iniziale (verso potenziali catodici o anodici), in funzione di ciò che si intende osservare. Effettuando una scansione catodica, osserviamo un picco catodico che presenta un picco anodico direttamente associato. A 200 mVs-1 e 25°C si osserva per questo sistema un valore di ib/ir = 1, unn DeltaEo pari a 57 mV ed un E(p, c )/2 – E(p, c ) pari a -56,5 mV [...]

sapevo che l’affascinazione alla morte avrebbe potuto assumere le forme più strane e variopinte agli occhi di una psiche stanca e indubbiamente debole, ma non avrei mai pensato avrebbe utilizzato metodi così subdoli, aridi ed in fondo violenti per proporsi in tutta la sua bellezza.

Qualcuno ha idee o suggerimenti su come uscirne? Perchè la mia emicrania permanente mi impedisce di pensare chiaramente.

Stasera mi guarderò eraserhead di lynch, mattone deprimente. Magari mi sembrerà un’allegra boccata d’aria nella vacua inutilità che mi soffoca.

Auguratemi in bocca al lupo.





era da un po’ che non guardavo i tramonti

2 08 2008

Gradiente lento e immobile. Non ho parole se non vaghi pensieri schiacciati.

Sento il peso del vuoto.

in questi ultimi giorni ho fatto forse un errore, mi sono sopravvalutato come al solito e non ho fatto i conti con la mia dipendenza dalla materia. Là dove la vita è una parola senza senso, l’anima un sogno per gli sciocchi e l’universo una gabbia infinita ci crediamo capaci di affrontare il tempo e lo spazio solo grazie a una nostra supposta esistenza metafisica. E intanto navighiamo nella merda e beviamo delle nostre urine.





Sentir il sole nascere

27 05 2008

Era un rumore acuto di uccelli lagnosi, che si disinteressava alla mia vita. Remake poco ispirato del ieri, anticipazione banale del domani, ignorante delle mie illusioni di una quotidianità mai ferma e in evoluzione.

Com’è stato poco saggio il mio credere di sapere, di conoscere, di aver compreso, il solo pensare che sentire il sole nascere significhi che il sole nascerà.





E’ difficile riuscire a comunicare anche le cose più semplici

5 05 2008

Quando mai mi si è visto criptico? Perchè mi si definisce complesso?

Immaginate quanto piccoli noi siamo nella nostra incapacità di costruire il nostro io esteriore.

Si sbaglia sempre, si cerca di fare tutto per il meglio ma i dettagli sfuggono di mano e ci si ritrova a essere qualcun altro.

Si vuol comunicare quel pezzo di vita che sta a cuore e si finisce in un labirinto di parole che servono solo a stimolare la fantasia altrui nel riempire i buchi lasciati qua e là dalla naturale incompletezza della sintassi.

O per distrazione o mancanza di occasioni si dimenticano i dettagli più importanti.

E si finisce per essere qualcun altro che non si pensava.

E io giuro che non pensavo di essere quello che voi conoscete.

Strano paradosso della realtà che non è verità.





Chiedere del luogo lì dove la vita precipita

28 02 2008

Il problema nasce nella noia, nella apatia. La pigrizia di fare quel qualcosa in più del necessario senza un fine. Le energie sono poche e vanno sapute investire. Io non ne ho mai sprecato troppe, e non ho più molta voglia di imparare a farlo ora. Per cui aspetto che gli eventi arrivino. Dopotutto me lo sono meritato, sono sopravvissuto fino ad oggi, non è poi stato semplice. Forse mi hanno sopravvissuto, ma non è questo l’importante, perché la fatica sta nel sopportare. In fondo son contento, azzarderei felice se ne sapessi una definizione. Ci si può permettere di andare all’ISIS e pretend to be the “solito italiano” ritardatario funny e charming. Ma che cazzo di gente avete conosciuto voi? “In nuova zelanda i ragazzi non si siederebbero così vicini” ” nemmeno in francia” “allora vi parlate col megafono e aspettate che la risposta arrivi con raccomandata con ricevuta di ritorno?”. E il tutto mentre ci si guadagna il rispetto per aver bevuto un cocktail di rum tabasco sidro yoghurt e multivitaminico che al governo ne ho bevuti di molto peggio e li ho pure dovuti pagare. Mentre intorno i bambini giocavano ad essere adulti, irresponsabili e disinibiti e le bambine a far gratis cose per cui, nei quartieri dove il sole del buon dio non da i suoi raggi, donne ci si guadagnano il pane.

Il tutto aspettando il 7 e dovendo rifare tutti i grafici e non sapendo come! gnuplot ti ho amato, ora sei la mia disgrazia.





Post 5

10 02 2008

Esiste un perchè del roteare insensato intorno a quel punto che vedi lontano. Mi ricordo solo come ci si sentiva felici prima di scoprire come tutto deve andare. La torre di guardia crolla, salvate ciò che avete che non troveremo più dei mattoni ordinati a proteggere il nostro essere vuoti. Tutto sfugge inesorabilmente verso un momento lontano, un ricordo da rimuovere e io non mi trovo più la voglia di sapere dove si va. Posso stare fermo? Dammi una risposta chiedo conferme trovo silenzio e fastidio grattami la schiena sento i muscoli contrarsi fuori dalla volontà e dalla logica controllo calma grigiore patetico.

Perchè l’ho fatto e lo farò? mentre tutto scivola troppo reale.

Tardi e non ho colpa.





Post 4

24 01 2008

Ci si chiede cos’è l’universo. Come definirlo? E’ il luogo in cui tutto avviene? ma cosa avviene?

Ci si guarda intorno e si è schiacciati in un piccolo angolo costruito dalla somma di vista e udito, intorno che capita? Latrati di cani, umori che cambiano, persone che nascono e morti che putrono al sole. Accade veramente senza che voi ve ne accorgiate. E allora cosa posso dire di sapere io dell’universo, di me e di voi? Non so nemmeno quando sarà il mio umore a cambiare quando sarò io a latrare, non ho saputo quando sono nato e non mi saprò putrescente al suolo.

E voi cosa sapete di me? Brevi collage di momenti, conversazioni, esperienze che non descrivono una persona, una vita ma un suo angolo, il vostro angolo. E io morirò e voi non lo saprete, perchè per voi sarà morto solo l’angolo che conoscevate, triste solare allegro depresso, a ciascuno il suo. Mentre il cosmo lento si muove nell’incoscienza delle nostre vite.





post 3

27 12 2007

E dunque necessario? Cercare di capire se è giusto ciò che si fa e dove si va. Tanto non immagino cosa ci possa essere di meglio di quello che si è scelto, la vita in fondo è governata dal caso, una legge incontrollabile che livella le scelte. Quindi cambiavo la via secondo il rumore dei miei passi, la direzione era quella dove le suole sbattevano con suono più ottuso. Non cercavo un senso, lo facevo e basta. Avvicinarsi lento al futuro è un’inattesa verità che non sono mai riuscito ad accettare, il presente scivola via, il passato è rassicurante. Ma lascia quel senso di inespresso, non realizzato. E’ frustrante vi dico. Per cui camminavo senza pentimento verso quel luogo sconosciuto che mi attendeva.

L’attesa è induzione, vago sforzo che vale una scommessa quasi sempre persa. E si scendeva ripidi verso l’imbrunire.

Il percorso diventava vagamente roccioso per poi divenire una parete quasi verticale, finalmente ostacoli ad un incedere noioso e ripetitivo. Salvezza per uno spirito stanco. Ancora il sole illuminava giallo il mio percorso ma ero insofferente alla luce. Non aspettavo altro che sparisse lasciando ombre confuse, poter scavare e trovare le ultime forze per correre e saltare, rischiare la vita per sentire di possederne almeno una. La semplice quotidianità affoga l’animo in frustrazione e rabbia contro banalità che si rincorrono, e io ero stanco. Stanco ma ancora troppo sicuro di me e dalla mia capacità di fronteggiare gli eventi.