Hai vinto un’altra volta. Torno a casa sconfitto sapendo che non mi darai l’onore delle armi.
Abbiamo entrambi giocato sporco ma evidentemente in questo gioco vali di più.
Chino il capo. Amarissima terza sconfitta, forse la peggiore e più meritata.
Hai vinto un’altra volta. Torno a casa sconfitto sapendo che non mi darai l’onore delle armi.
Abbiamo entrambi giocato sporco ma evidentemente in questo gioco vali di più.
Chino il capo. Amarissima terza sconfitta, forse la peggiore e più meritata.
La caduta nel baratro assume la forma di
Dopo aver predisposto sia la cella che il sistema solvente e registrato iil voltammogramma del fondo, si discioglie in esso l’analita e si degasa per 5 – 10 minuti. si lascia quindi il potenziostato in posizione di circuito aperto e si registra il valore del potenziale a cui tende ad arrivare l’elettrodo lavorante (potenziale termodinamico della soluzione o potenziale di corrente zero). Quello sarà il nostro valore iniziale per i nostri esperimenti di voltammetria ciclica. Dopo aver fissato la velocità di scansione del potenziale si definisce il senso di scansione iniziale (verso potenziali catodici o anodici), in funzione di ciò che si intende osservare. Effettuando una scansione catodica, osserviamo un picco catodico che presenta un picco anodico direttamente associato. A 200 mVs-1 e 25°C si osserva per questo sistema un valore di ib/ir = 1, unn DeltaEo pari a 57 mV ed un E(p, c )/2 – E(p, c ) pari a -56,5 mV [...]
sapevo che l’affascinazione alla morte avrebbe potuto assumere le forme più strane e variopinte agli occhi di una psiche stanca e indubbiamente debole, ma non avrei mai pensato avrebbe utilizzato metodi così subdoli, aridi ed in fondo violenti per proporsi in tutta la sua bellezza.
Qualcuno ha idee o suggerimenti su come uscirne? Perchè la mia emicrania permanente mi impedisce di pensare chiaramente.
Stasera mi guarderò eraserhead di lynch, mattone deprimente. Magari mi sembrerà un’allegra boccata d’aria nella vacua inutilità che mi soffoca.
Auguratemi in bocca al lupo.
un piccolo masso piatto e quasi tondo ma storto, imperfetto. Grigio-marrone con striature rosse, leggero. Di quelli che lanci sulla superficie dei laghi sonnolenti di montagna, facendoli roteare in senso orario, velocemente, e che rimabalzano 3 o 4 volte. Non 6, né 7, che quelli sono sassi buoni, ricercati, rari. Servono a qualcosa e danno tante soddisfazioni al bambino che non sa crescere. Dev’essere un masso mediocre, ma non scadente, semplicemente medio come ce ne sono tanti, troppi.
Senza attirare l’attenzione deve esistere e coprire quel pezzo di terra umido e inospitale che garantisca il mio letargo.
Gradiente lento e immobile. Non ho parole se non vaghi pensieri schiacciati.
Sento il peso del vuoto.
in questi ultimi giorni ho fatto forse un errore, mi sono sopravvalutato come al solito e non ho fatto i conti con la mia dipendenza dalla materia. Là dove la vita è una parola senza senso, l’anima un sogno per gli sciocchi e l’universo una gabbia infinita ci crediamo capaci di affrontare il tempo e lo spazio solo grazie a una nostra supposta esistenza metafisica. E intanto navighiamo nella merda e beviamo delle nostre urine.
Era un rumore acuto di uccelli lagnosi, che si disinteressava alla mia vita. Remake poco ispirato del ieri, anticipazione banale del domani, ignorante delle mie illusioni di una quotidianità mai ferma e in evoluzione.
Com’è stato poco saggio il mio credere di sapere, di conoscere, di aver compreso, il solo pensare che sentire il sole nascere significhi che il sole nascerà.
Capire che l’errore sta dentro, che fuori il mondo é una variabile necessaria ma non sufficiente a generare disagio. Allora stare zitti e aspettare sembra la migliore delle soluzioni, ché in fondo é colpa del momento, delle condizioni interiori. L’ambiente esterno puó sembrare inaccettabile ma é solo una circostanza.
Superare il momento evitando di creare ulteriori stress e ulteriori disagi é lo scopo. In fondo la stragrande parte delle cose di questo mondo é inaccettabile, ma quotidianamente si finge che tutto vada bene per sopravvivere. E allora lasciamo scivolare anche questa, lentamente e senza fretta, respirando. Una semplice questione di autocontrollo e di accettazione dei fenomeni fisiologici che rimangono passeggeri. E allora che mi incazzo a fare, bisogna inspirare ed espirare e accettare. E io accetto e vado via.
ps ma porca puttana che fatica…
Sentivo la mancanza di un’adeguata rappresentazione del mio egocentrismo. Cosa meglio di un autoritratto?

vuoto e chiasso come le folle nei giorni di festa
ma senza i palloncini
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